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RIFIUTI: la rivoluzione del Decreto legislativo 116/2020, riflessi della nuova definizione di rifiuto urbano sulle attività agricole e connesse. Passaggi conseguenti anche sulla Tari

10 marzo 2021
RIFIUTI: la rivoluzione del Decreto legislativo 116/2020, riflessi della nuova definizione di rifiuto urbano sulle attività agricole e connesse. Passaggi conseguenti anche sulla Tari -  News | Confagricoltura Liguria

Facendo seguito all’approfondimento pubblicato sulla manutenzione del verde, si ritiene utile riprendere le novità introdotte dal D.lgs. n. 116/2020 con riferimento alla nuova definizione di rifiuto urbano, in vigore dal 1° gennaio 2021, per approfondire il dettato normativo con riferimento specifico all’impatto sul settore agricolo.

Ciò in quanto sono arrivate alcune segnalazioni relative al fatto che in alcuni Comuni è in atto l’interruzione del servizio di raccolta dei rifiuti agricoli assimilati agli urbani, a seguito dell’entrata in vigore del D.lgs. 116/2020; problema che in particolare sta coinvolgendo le seguenti tipologie di attività:

·      agriturismi;

·      negozi di vendita di prodotti agricoli;

·      aziende orticole (es. per la raccolta di teli per serre, insilati, pacciamatura, fasciame, reti per rotoballe, vasellame, manichette per irrigazione ecc.).

Ciò detto, la nuova definizione di rifiuto urbano (articolo 183, comma 1 lettera b ter e b-sexies) prevede in particolare:

·      al punto 2 della lettera b-ter) l’introduzione di una assimilazione a livello nazionale di rifiuti richiamati nell’allegato L-quater, generati dalle attività riportate nell’allegato L-quinquies

·      al punto 5 che i residui della manutenzione del verde pubblico siano classificati rifiuti urbani.

Formulazione vigente di rifiuti urbani

b-ter) rifiuti urbani:

1. i rifiuti domestici indifferenziati e da raccolta differenziata, ivi compresi: carta e cartone, vetro, metalli, plastica, rifiuti organici, legno, tessili, imballaggi, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, rifiuti di pile e accumulatori e rifiuti ingombranti, ivi compresi materassi e mobili; 

2. i rifiuti indifferenziati e da raccolta differenziata provenienti da altre fonti che sono simili per natura e composizione ai rifiuti domestici indicati nell'allegato L-quater) prodotti dalle attività riportate nell'allegato L-quinquies).

3. i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade e dallo svuotamento dei cestini portarifiuti; 

4. i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d'acqua; 

5. i rifiuti della manutenzione del verde pubblico, come foglie, sfalci d'erba e potature di alberi, nonché i rifiuti risultanti dalla pulizia dei mercati; 

6. i rifiuti provenienti da aree cimiteriali, esumazioni ed estumulazioni, nonché li altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale.

·       b-quinquies) la definizione di rifiuti urbani di cui alla lettera b-ter) rileva ai fini degli obiettivi di preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio nonché delle relative norme di calcolo e non pregiudica la ripartizione delle responsabilità in materia di gestione dei rifiuti tra gli attori pubblici e privati 

·       b-sexies) i rifiuti urbani non includono i rifiuti della produzione, dell'agricoltura, della silvicoltura, della pesca, delle fosse settiche, delle reti fognarie e degli impianti di trattamento delle acque reflue, ivi compresi i fanghi di depurazione, i veicoli fuori uso o i rifiuti da costruzione e demolizione. 

In particolare, l’allegato L-quater, nel riportare l’elenco dei rifiuti indicati in tabella, precisa che “Rimangono esclusi i rifiuti derivanti da attività agricole e connesse di cui all'articolo 2135 del codice civile”.

Stessa impostazione per il settore agricolo si riscontra per quanto riguarda l’allegato L-quinquies in cui viene riportato un elenco di attività che generano rifiuti assimilati (vedi tabella) con due precisazioni:

·     sono escluse le attività agricole e connesse di cui all'articolo 2135 del codice civile;

·     le “Attività non elencate, ma ad esse simili per loro natura e per tipologia di rifiuti prodotti, si considerano comprese nel punto a cui sono analoghe”.

Si fa anche notare in proposito che l’attività 20 (industriale) contenuta nel D.P.R. 158/1999 non è più presente nell’Allegato L-quinquies del D.lgs. 116/2020. Ne consegue che anche l’attività industriale non è inclusa fra quelle che possono produrre rifiuti simili agli urbani. 

Elenco rifiuti dell’Allegato L-quater

Elenco attività dell’Allegato L-quinquies

RIFIUTI ORGANICI: rifiuti biodegradabili (200201)

CARTA E CARTONE: imballaggi in carta e cartone (150101), carta e cartone (200101)

PLASTICA: imballaggi in plastica (150102), plastica (200139)

LEGNO: imballaggi in legno (150103), legno diverso da quello di cui alla voce 200137* (200138)

METALLO: imballaggi metallici (150104), metallo (200140)

IMBALLAGGI COMPOSITI: imballaggi materiali compositi (150105)

MULTIMATERIALE :150106

VETRO: imballaggi in vetro (150107), vetro (200102)

TESSILE: imballaggi tessili (150109), abbigliamento (200110), prodotti tessili (200111)

TONER: Toner per stampa esauriti diversi da quelli di cui alla voce 080317* (080318)

IMGOMBRANTI (200307)

VERINICI, INCHIOSTRI ADESIVI, RESINE Vernici, inchiostri, adesivi e resine diversi da quelli di cui alla voce 200127 (200128)

DETERGENTI - Detergenti diversi da quelli di cui alla voce 200129* (200130)

ALTRI RIFIUTI: altri rifiuti non biodegradabili (200203)

RIFIUTI URBANI INDIFFERENZIATI rifiuti urbani indifferenziati (200301)

1. Musei, biblioteche, scuole, associazioni, luoghi di culto.

2. Cinematografi e teatri.

3. Autorimesse e magazzini senza alcuna vendita diretta.

4. Campeggi, distributori carburanti, impianti sportivi.

5. Stabilimenti balneari.

6. Esposizioni, autosaloni.

7. Alberghi con ristorante.

8. Alberghi senza ristorante.

9. Case di cura e riposo.

10. Ospedali.

11. Uffici, agenzie, studi professionali.

12. Banche ed istituti di credito.

13. Negozi abbigliamento, calzature, libreria, cartoleria, ferramenta, e altri beni durevoli.

14. Edicola, farmacia, tabaccaio, plurilicenze.

15. Negozi particolari quali filatelia, tende e tessuti, tappeti, cappelli e ombrelli, antiquariato.

16. Banchi di mercato beni durevoli.

17. Attività artigianali tipo botteghe: parrucchiere, barbiere, estetista.

18. Attività artigianali tipo botteghe: falegname, idraulico, fabbro, elettricista.

19. Carrozzeria, autofficina, elettrauto.

20. Attività artigianali di produzione beni specifici.

21. Ristoranti, trattorie, osterie, pizzerie, pub.

22. Mense, birrerie, hamburgerie.

23. Bar, caffè, pasticceria.

24. Supermercato, pane e pasta, macelleria, salumi e formaggi, generi alimentari.

25. Plurilicenze alimentari e/o miste.

26. Ortofrutta, pescherie fiori e piante, pizza al taglio.

27. Ipermercati di generi misti.

28. Banchi di mercato generi alimentari.

29. Discoteche, night club.

Inoltre, al quadro delle novità sull’argomento si aggiunge la lettera b-sexies) del comma 1 dell’articolo 183 in cui si precisa che i rifiuti urbani non includono, tra gli altri, i rifiuti dell'agricoltura, della silvicoltura e della pesca. Tale lettera applica la definizione di rifiuto urbano (art. 3, lettera 2-ter) della Direttiva 2008/98/Ce, come modificata dalla Direttiva (UE) 851/2018.

Sull’interpretazione della lettera b-sexies) è intervenuto anche il Ministero della Transizione Ecologica (MiTE) con riferimento ai rifiuti da costruzione e demolizione prodotti da utenze domestiche (nota del 2.2.21 allegato 1). Questi rifiuti, al pari di quelli del settore agricolo, sono esclusi dalla nozione di rifiuti urbani ai sensi della richiamata lettera b-sexies), ma il MiTE conferma che se prodotti da utenze domestiche possono essere conferiti al servizio pubblico di raccolta, in quanto la lettera b-sexies) si riferisce a rifiuti generati nell’ambito di attività economiche, quindi ad attività di impresa.

Il MiTE, a proposito della definizione di rifiuto urbano, precisa anche che:

Tale nuova definizione deve essere pertanto applicata nell’ottica generale di raggiungimento degli obiettivi imposti dalla direttiva e non con il fine di stravolgere una gestione dei rifiuti già strutturata ed efficace, tanto da non voler incidere con la ripartizione delle competenze tra pubblico e privato nell’ambito della gestione medesima.

Infine, il quadro delle modifiche si completa con ulteriori due novità apportate dal D.lgs. n.116/2020 con particolare riferimento alla TARI legata alle utenze non domestiche:

·      il comma 2 bis dell’articolo 198 sulle competenze dei Comuni introduce la possibilità per “le utenze non domestiche di conferire al di fuori del servizio pubblico i propri rifiuti urbani previa dimostrazione di averli avviati al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l'attività di recupero dei rifiuti stessi. Tali rifiuti sono computati ai fini del raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio dei rifiuti urbani”;

·      al comma 10 dell’articolo 238 sulla tariffa per la gestione dei rifiuti urbani precisa che, qualora detti rifiuti vengano conferiti al di fuori del servizio pubblico, serve la dimostrazione di averli avviati al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l'attività di recupero dei rifiuti stessi. In tale ipotesi sono escluse dalla corresponsione della componente tariffaria rapportata alla quantità dei rifiuti conferiti; le medesime utenze effettuano la scelta di servirsi del gestore del servizio pubblico o del ricorso al mercato per un periodo non inferiore a cinque anni, salva la possibilità per il gestore del servizio pubblico, dietro richiesta dell'utenza non domestica, di riprendere l'erogazione del servizio anche prima della scadenza quinquennale.

 

Comma 649 Legge 147/2013

649.  Nella determinazione della superficie assoggettabile alla TARI non si tiene conto di quella parte di essa ove si formano, in via continuativa e prevalente, rifiuti speciali, al cui smaltimento sono tenuti a provvedere a proprie spese i relativi produttori, a condizione che ne dimostrino l'avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente. Per i produttori di rifiuti speciali assimilati agli urbani, nella determinazione della TARI, il comune disciplina con proprio regolamento riduzioni della quota variabile del tributo proporzionali alle quantità di rifiuti speciali assimilati che il produttore dimostra di aver avviato al riciclo, direttamente o tramite soggetti autorizzati. Con il medesimo regolamento il comune individua le aree di produzione di rifiuti speciali non assimilabili e i magazzini di materie prime e di merci funzionalmente ed esclusivamente collegati all'esercizio di dette attività produttive, ai quali si estende il divieto di assimilazione. Al conferimento al servizio pubblico di raccolta dei rifiuti urbani di rifiuti speciali non assimilati, in assenza di convenzione con il comune o con l'ente gestore del servizio, si applicano le sanzioni di cui all'articolo 256, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152(310) (311)

 

Articolo 238 

10.  Le utenze non domestiche che producono rifiuti urbani di cui all'articolo 183 comma 1, lettera b-ter) punto 2, che li conferiscono al di fuori del servizio pubblico e dimostrano di averli avviati al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l'attività di recupero dei rifiuti stessi sono escluse dalla corresponsione della componente tariffaria rapportata alla quantità dei rifiuti conferiti; le medesime utenze effettuano la scelta di servirsi del gestore del servizio pubblico o del ricorso al mercato per un periodo non inferiore a cinque anni, salva la possibilità per il gestore del servizio pubblico, dietro richiesta dell'utenza non domestica, di riprendere l'erogazione del servizio anche prima della scadenza quinquennale

Articolo 198

2-bis.   Le utenze non domestiche possono conferire al di fuori del servizio pubblico i propri rifiuti urbani previa dimostrazione di averli avviati al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l'attività di recupero dei rifiuti stessi. Tali rifiuti sono computati ai fini del raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio dei rifiuti urbani

Alla luce del quadro descritto e in attesa di indicazioni da parte delle amministrazioni competenti, si ritiene che per il settore agricolo la situazione sia la seguente:

1.     i rifiuti agricoli prodotti da utenze domestiche continuano ad essere classificati urbani e possono essere conferiti nell’ambito del servizio pubblico per cui si paga la TARI;

2.     i rifiuti prodotti da attività di impresa agricola in senso stretto continuano ad essere classificati rifiuti speciali e devono essere conferiti ad un soggetto di gestione rifiuti privato, o nell’ambito di un circuito organizzato di raccolta o tramite una convenzione con il gestore del servizio pubblico;

3.     i rifiuti generati dagli uffici/bagni/mense della struttura aziendale dell’azienda agricola, salvo diversi chiarimenti, dovrebbero essere classificati rifiuti speciali e devono essere conferiti ad un soggetto di gestione rifiuti privato, o nell’ambito di un circuito organizzato di raccolta o tramite una convenzione con il gestore del servizio pubblico. 

4.     i rifiuti generati da attività connesse a quella agricola, come ad esempio l’attività di ristorazioni per gli agriturismi e la vendita diretta di prodotti agricoli sono classificati rifiuti speciali e devono essere conferiti ad un soggetto di gestione rifiuti privato, o nell’ambito di un circuito organizzato di raccolta o tramite una convenzione con il gestore del servizio pubblico. 

 

La possibilità di conferire rifiuti speciali al servizio pubblico di raccolta tramite convenzione è già prevista nella Parte IV del D.lgs. 152/2006, tant’è che al comma 4 dell’articolo 189 in materia di MUD si prevede che nel caso in cui i produttori di rifiuti speciali conferiscano i medesimi al servizio pubblico di raccolta competente per territorio, ovvero ad un circuito organizzato di raccolta di cui all'articolo 183, comma 1, lettera pp), previa apposita convenzione, la comunicazione è effettuata dal gestore del servizio limitatamente alla quantità conferita.

Di seguito alcuni aspetti da approfondire sulla tematica a livello aziendale e territoriale:

·      TARI corrisposta nel 2020 e una previsione di costi per l’affidamento del servizio ad un soggetto privato, mediante l’eventuale estensione del servizio già svolto per i rifiuti agricoli non assimilati;

·      la tipologia e codici CER dei rifiuti gestiti fino ad ora nell’ambito del servizio pubblico.re

·      la presenza nel territorio di Accordi di programma o Convenzioni per la realizzazione di circuiti organizzati di raccolta di rifiuti speciali non assimilati o Convenzioni con i Comuni per la gestione dei rifiuti assimilato.

 

La Confederazione, dopo essersi fatta parte attiva per promuovere uno specifico emendamento nell’ambito del provvedimento milleproroghe 2021, non approvato, si sta attivando per segnalare al alle Amministrazioni competenti la necessità di garantire un periodo transitorio che consenta agli operatori agricoli interessati di organizzarsi autonomamente nella gestione di ulteriori rifiuti e/o di stipulare, in accordo con i Comuni stessi, apposite convenzioni per la gestione de rifiuti speciali non più assimilati. 

Infine, per meglio inquadrare la situazione sulle ricadute delle principali modifiche apportate dal D.lgs. 116/2020 e dall’assenza di un coordinamento tra la disciplina tributaria e la normativa ambientale, si condivide (allegato 2 e 3) anche la lettera di ANCI al MiTE e al Ministero delle Finanze a fine gennaio 2021. I Comuni chiedono linee interpretative e l’apertura di un tavolo con un focus prioritario su due aspetti:

  1. il mantenimento della quota fissa (es. per spazzamento e abbandoni) per tutte le categorie di utenze non domestiche che non intendono conferire i rifiuti al servizio pubblico e per la categoria delle attività industriali. Non vengono citate le attività agricole;
  2. la fissazione di una quantità massima di rifiuti urbani conferibili al sistema pubblico. A seguito dell’eliminazione della potestà comunale di assimilazione, la fissazione di limiti alla conferibilità, infatti, a loro avviso sarebbe necessaria anche per ragioni di carattere gestionale-organizzativo, con riferimento alla tenuta del sistema, in termini di dotazione dei contenitori di raccolta o della frequenza dei ritiri; ragioni che comunque presentano inevitabili riflessi ambientali, anche in un’ottica di prevenzione dell’abbandono del rifiuto.

 

In tale ambito ANCI solleva anche la questione delle attività agricole con queste parole (allegato 4):

“Infine, la questione delle attività agricole, che restano escluse dal perimetro di applicazione del prelievo sui rifiuti. Questo implica che sono esenti anche i piccoli rivenditori dei propri prodotti (negozi o banchi di mercato), gli agriturismi o le grandi industrie alimentari ove vengono lavorati i prodotti derivanti dall’agricoltura e ciò determina un vuoto tariffario che dovrà essere colmato da tutti gli altri utenti del servizio. Posto che è indiscutibile che queste non siano più tenute a corrispondere la Tari, producendo solo rifiuti speciali non conferibili al pubblico servizio, anche se simili ai rifiuti urbani (in base all’allegato L-quater), appare opportuno precisare se queste attività sono comunque tenute a presentare una dichiarazione e a rendicontare le modalità e i quantitativi di “raccolta e smaltimento” dei loro rifiuti speciali. Diversamente, c’è il rischio che tali rifiuti siano immessi comunque all’interno del circuito pubblico, senza alcun controllo dell’effettivo flusso dei rifiuti”.

Da quanto ci risulta, le interlocuzioni tra ANCI, MiTE e MEF si stanno per concretizzare in una Circolare ministeriale per rispondere principalmente alle problematiche soprariportate. Non appena avremo ulteriori elementi sarà nostra cura aggiornare sulla situazione.

Confagricoltura incontra il MEF sulla questione TARI alla luce della nuova definizione di rifiuti urbani 

Si è tenuta lo scorso 5 marzo una riunione con il Dipartimento delle Finanze e le organizzazioni agricole, tra cui Confagricoltura che ha partecipato con l’Area Fiscale e l’Area sviluppo sostenibile, per discutere i riflessi sul settore agricolo della nuova definizione di rifiuto urbano emanata con il D.lgs. n. 116/2020 di cui sopra. Ciò anche in relazione al fatto che è in preparazione una circolare da parte del MiTe e MEF sul tema. 

Confagricoltura ha avuto modo di ribadire al MEF che, sebbene ritenga positiva l’esclusione delle attività agricole e connesse dalla definizione di rifiuti urbani e dal pagamento della TARI, al fine di superare i numerosi contenziosi che si sono riscontrati con i Comuni in relazione ad alcune tipologie di attività, sono emerse alcune criticità, soprattutto nel caso di agriturismi e della vendita diretta di prodotti agricoli. La prima riguarda la necessità di un periodo transitorio adeguato tra l’invio della lettera di interruzione del servizio e l’interruzione del servizio stesso da parte dei Comuni, ciò per dar modo alle imprese di riorganizzare la propria gestione interna dei rifiuti (nuovi contratti, organizzazione del deposito temporaneo). La seconda questione è l’introduzione di un meccanismo di flessibilità, che consenta di salvaguardare determinate peculiarità territoriali, ovvero consentendo alle imprese interessate di continuare ad usufruire del servizio pubblico attraverso la stipula di una Convenzione con il Comune/Gestore del servizio pubblico per la gestione di alcuni rifiuti agricoli, in particolare quelli legati alla parte di ristorazione negli agriturismi o legati alla vendita diretta di prodotti agricoli, ecc. L’ultima è la più grave ed è relativa al fatto che alcuni Comuni chiedono comunque alle suddette attività il pagamento della parte fissa della TARI che sommata al costo dei nuovi contratti per smaltire privatamente i rifiuti speciali porta ad un aumento considerevole dei costi. 

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