news
GOVERNO: Legge di Bilancio 2018. Approvazione definitiva. Cosa cambia per l'agricoltura. Risposte ai quesiti posti all'Agenzia delle Entrate
08.02.2018

GOVERNO: Legge di Bilancio 2018. Approvazione definitiva. Cosa cambia per l'agricoltura. Risposte ai quesiti posti all'Agenzia delle Entrate

Per completare l'pampia trattazione delle novità in campo agricolo determinate dalla Legge di Bilancio 2018, si forniscono ulteriori chiarimenti sulle misure tributarie di maggiore interesse,  alla luce delle risposte che l’AdE  ha dato ai quesiti posti dalla stampa specializzata nel corso del consueto appuntamento con “Telefisco 2018”.

Bonus Verde

Com’è noto, a valere per il 2018, è stata introdotta, a norma dell’art. 1, commi 12 e 13, L. n. 205/2017,  un’apposita detrazione ai fini IRPEF,  nella misura del 36% delle spese sostenute per la “sistemazione a verde” di aree scoperte private di edifici esistenti, di unità immobiliari, pertinenze o recinzioni (terrazze, giardini, ecc.), di impianti di irrigazione e realizzazione di pozzi, e per la  realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili. L’AdE, in risposta agli appositi quesiti, ha fornito alcuni importanti chiarimenti sull’utilizzabilità e sulle modalità di esercizio del beneficio.

La prima precisazione riguarda la possibilità di accesso al bonus nel caso in cui un soggetto svolga più interventi di sistemazione del verde nell’ambito dello stesso anno. La norma di Legge, afferma che la soglia di 5.000 euro è attribuita “per unità immobiliare ad uso abitativo” e “sulle parti comuni esterne degli edifici condominiali”. Ciò premesso, le Entrate hanno chiarito che il beneficio in capo al contribuente può essere riconosciuto sia in caso di interventi di sistemazione del giardino privato, che di contemporaneo intervento sulle parti condominiali, i cui costi saranno imputati a tutti i condomini in base alla relativa quota.

Ne consegue dunque che il bonus può raddoppiare, in quanto il contribuente matura sia il diritto a detrarre fino a 5.000 euro di spesa per il lavoro sul proprio giardino, sia il diritto a detrarre, sempre  fino ad un massimo di spesa di 5.000 euro, nel caso di intervento sulle parti comuni condominiali.

Viene, inoltre, specificato, che, i lavori effettuati in economia sul proprio giardino o terrazzo (es.

solo acquisto di piante o altro materiale), non consentono di invocare il bonus, in quanto, per l’Agenzia, questa situazione è incompatibile con il concetto di «interventi straordinari di sistemazione a verde» citati dalla Relazione accompagnatoria alla legge di Bilancio 2018.

Anche relativamente alle spese di progettazione e manutenzione, l’AdE ha specificato che le stesse sono agevolabili, purché siano ancorate ad un intervento ammesso al bonus, ossia:

- sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione pozzi.

Pertanto, devono ritenersi esclusi dal beneficio in parola, tutti gli interventi di mera manutenzione ordinaria annuale dei giardini.

Circa le modalità di pagamento, viene ribadito che per accedere al beneficio, non sono necessari i cosiddetti “bonifici parlanti”, ma è sufficiente che il pagamento venga effettuato tramite mezzi “tracciabili” . Possono essere utilizzati, quindi, assegni, carte di credito e di debito, bancomat e bonifici ordinari.

Imposta di registro

Con riferimento alle novità riguardanti l’imposta di registro (v. Circolari confederale nr 15802 e . 15821), è stato chiesto all’Agenzia delle Entrate di pronunciarsi sulla decorrenza della nuova disposizione, di cui all’art. 20 del T.U.R.,  a seguito delle modifiche introdotte dall’art. 1, c. 87, della  Legge di Bilancio 2018. L’amministrazione finanziaria, escludendo la natura di interpretazione autentica della modifica introdotta, ha ritenuto di dover limitare l’applicazione della nuova disposizione alle attività di liquidazione effettuate dagli uffici a decorrere dal 1° gennaio 2018, escludendo quindi l’applicabilità agli avvisi di accertamento emanati prima della suddetta data.

Minimi con e-fattura solo alla P.A.

E’ stato confermato che i minimi ed i forfettari non saranno obbligati alla fatturazione elettronica a partire dal 1 gennaio 2019, in quanto espressamente esclusi dal predetto obbligo generalizzato, ai sensi dell’art. 1, comma 909, della Legge n. 205/2017 ( Legge di Bilancio 2018).  Come noto, tale Legge, ha introdotto l’obbligo di emissione delle fatture esclusivamente in modalità elettronica, per tutte le operazioni di cessioni di beni e prestazioni di servizi. L’obbligo interessa tutti i soggetti residenti o fiscalmente stabiliti nel territorio dello Stato, sia per le operazioni compiute verso soggetti “business” (B2B), ovvero titolari di partita IVA, che verso soggetti “consumer” (B2C), ovvero non titolari di partita IVA, quindi privati cittadini o soggetti titolari solo di codice fiscale. Tuttavia, la stessa Legge, ha previsto che tale modalità non riguarda né i contribuenti in regime di vantaggio (contribuenti “minimi” - ai sensi dell’articolo 27 commi 1 e 2 del DL 98/2011), né i contribuenti in regime forfettario (art. 1 commi 54/89 della Legge n. 190/2014). Permangono, invece, i vincoli già precedentemente in essere, quali quelli dettati dalla L. 244/07,in ordine alla fatturazione elettronica nei confronti della P.A.

Inoltre, l’amministrazione finanziaria ha fornito ulteriori chiarimenti in merito a come debba essere emessa la fattura verso la Pubblica Amministrazione, da parte dei minimi e dei forfettari. Ai sensi dell’art. 17-ter del DPR n. 633/72, infatti, le operazioni effettuate verso le Pubbliche Amministrazioni, società a partecipazione pubblica, società quotate, sono, in base alla norma generale, soggette al regime dello  split-payment.  Tuttavia, i contribuenti minimi e forfettari, avendo un proprio regime particolare, che non prevede l’applicazione della rivalsa IVA, proseguiranno a fatturare senza l’applicazione dell’imposta  anche alla Pubblica Amministrazione e agli ulteriori soggetti di cui all’art. 17-ter del DPR n. 633/72. Ciò in quanto il regime IVA “speciale”, prevale sempre sulla normativa split-payment.

Stampa di registri e favor rei

Secondo le Entrate, le nuove regole di tenuta dei registri Iva, secondo le quali la trascrizione sui supporti cartacei diventa obbligatoria solo se espressamente richiesta in sede di controllo, è da ritenersi retroattiva, in applicazione del principio del favor rei.

Pertanto, anche se i registri Iva degli anni passati non sono stati stampati, non sono applicabili sanzioni,se la stampa comunque avviene in sede di accesso, ispezione e verifica.

Integrativa a catena

L'Agenzia ha chiarito che non è possibile la presentazione di dichiarazioni integrative a catena, per superare il limite temporale imposto alle dichiarazioni integrative ultrannuali.  E’ quindi esclusa la possibilità di utilizzare il meccanismo dell’integrativa a catena, consistente nel riporto del credito nella dichiarazione integrativa più vicina entro l’anno, nel tentativo di superare i limiti temporali alla compensazione fissati dal D.L. n. 193/2016, al fine di rettificare a favore una dichiarazione.  Più in particolare, l’articolo 5 del DL n. 193/2016 convertito in L. 225/2016, modificando l’art. 2, commi 8 e 8-bis del Dpr n. 322/98, ha unificato i termini di presentazione della dichiarazione integrativa“a favore”, sia ai fini delle imposte dirette che dell’Irap, entro gli stessi termini previsti per l’invio della dichiarazione integrativa a “sfavore” (cioè entro i termini di decadenza dell’azione di accertamento ex art. 43 del DPR n. 600/73)), disciplinandone le modalità di utilizzo del credito in essa riveniente. Analoga previsione è contenuta nel DPR n. 600/73, ai fini IVA.

Ovviamente, la ripresentazione di una dichiarazione già inviata, ha una ricaduta diversa sulla compensazione a secondo che sia presentata:


1) entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo di imposta successivo alla dichiarazione integrata a quello riferito;
2) oltre questo termine fino a quando non scadono i termini per l’accertamento.

Nel primo caso, infatti il credito che emerge dalla dichiarazione integrativa a favore è utilizzabile immediatamente, mentre nel secondo caso, invece, può essere utilizzato solo per i debiti maturati a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in cui è stata presentata l’integrazione.

E' stato chiesto quindi se un contribuente che deve rettificare a proprio favore una dichiarazione oltre il termine di presentazione del modello relativo al periodo d’imposta successivo, può utilizzare la cosiddetta integrativa “a catena”, così da riportare il credito nella dichiarazione integrativa più vicina (entro l’anno) e quindi usare subito il credito in compensazione. Come suddetto, la risposta dell’Agenzia è stata negativa: non è possibile utilizzare la presentazione di dichiarazioni a catena per superare il limite temporale previsto dalla norma.

Imprese minori

E’ stato ribadito dall’Ade che se il contribuente applica il regime semplificato di contabilità (per cassa), e applica il regime opzionale per l'applicazione del metodo della registrazione IVA, di cui al comma 5, dell'art. 18 del DPR n. 600/1973, deve rispettare il combinato disposto dell'art. 19 e dell'art. 25 del Decreto IVA.

Pertanto, se la fattura di acquisto è del 2017, ed è ricevuta nello stesso anno, anche se si applica il regime per cassa con opzione per il metodo della registrazione IVA, la fattura non può essere registrata oltre il termine di presentazione della dichiarazione IVA dell'anno di riferimento (in tal caso del 2017), pena la perdita della detrazione IVA.

Mentre, ai fini dell'imposizione dirette, la registrazione eseguita nel corso del 2018 comporta la deducibilità del costo nel periodo di imposta in cui la stessa è annotata ovvero, nel caso indicato, nel 2018.

E’ stato inoltre chiarito che le operazioni fuori campo IVA devono essere registrate entro 60 giorni dalla data del relativo incasso o pagamento, come precisato dalla circ. n. 11/E del 13/04/17. L’Agenzia ha ribadito infine che i componenti positivi e negativi di reddito che, prima di accedere al regime di cassa, abbiano formato oggetto di rinvio ai periodi d’imposta successivi, (es. plusvalenze rateizzate per la cessione di beni ammortizzabili o spese di manutenzione eccedenti l’importo massimo deducibile nell’anno), continuano a concorrere alla formazione del reddito in base alle regole vigenti nel periodo di provenienza.

Compensazioni – F24 respinto

E’ stato chiesto, nel caso di F24 respinto per compensazioni indebite, quanti giorni ha  a disposizione il contribuente per effettuare nuovamente il versamento senza essere sanzionato.
L’Agenzia delle Entrate ha risposto che se il modello F24 viene “respinto” perché il credito è inesistente oppure non è utilizzabile (ad esempio, non è ancora maturato), la ripetizione del pagamento, se successiva alla scadenza prevista, deve essere sanzionata, se non accompagnata dal ravvedimento. La richiesta non è peregrina atteso che, per effetto dell’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2018, è prevista, da parte dell’AdE, la possibilità di sospendere, fino a trenta giorni, l'esecuzione delle deleghe di pagamento, contenenti compensazioni che presentano profili di rischio, al fine del controllo dell'utilizzo del credito.

Se poi, all'esito del controllo, il credito risulta correttamente utilizzato, ovvero decorsi trenta giorni dalla data di presentazione della delega di pagamento, la delega e' eseguita,  le compensazioni e i versamenti in essa contenuti sono considerati validi alla data stessa della loro effettuazione. E’ previsto tuttavia, la prossima uscita di un provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate che  stabilisca criteri e modalita' di attuazione della norma.

Compensazioni - limite dei 700 mila

Le Entrate nel premettere che l'art. 34, della legge 388/2000, prevede la possibilità di poter compensare, nel limite di 700mila euro, i crediti maturati per ciascun periodo d'imposta, ha precisato tuttavia che i crediti utilizzabili in compensazione tramite F24 con i codici tributo 1627, 1628, 1629, 1669, 1671, 6781, 6782 e 6783, (codici per i sostituti d’imposta), possono essere utilizzati in compensazione esclusivamente ai fini del pagamento delle ritenute nei limiti del relativo importo. Altri utilizzi in compensazione non sono ammessi, e di conseguenza non si pone nemmeno il limite dei 700.000 Euro annui. Ciò in quanto si tratta di compensazioni di tipo esclusivamente “interno”, alle quali il predetto limite non si applica. Analogamente, non si applica tale limite, ai crediti di cui ai codici tributo 6781, 6782 e 6783 (emergenti dalla dichiarazione), se utilizzati in compensazione ai fini del pagamento di ritenute e imposte sostitutive