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GOVERNO: Legge di Bilancio 2018. Approvazione definitiva. Cosa cambia per l'agricoltura dal punto di vista previdenziale e lavorativo
11.01.2018

GOVERNO: Legge di Bilancio 2018. Approvazione definitiva. Cosa cambia per l'agricoltura dal punto di vista previdenziale e lavorativo

Sul Supplemento Ordinario n. 62 alla G.U. n.302 del 29 dicembre 2017 è stata pubblicata legge 27 dicembre 2017, n.205 (legge di bilancio per il 2018).

Molte sono le novità in materia di lavoro e previdenza previste nella citata legge che interessano le imprese agricole.

Vediamo schemasticamente di cosa si tratta:

 

proroga al 2019 dell'uniemens agricolo e del lul telematico (art. 1, c. 1154)

 

come noto l’art. 8, c. 2, della legge n. 199/2017 ha previsto una radicale modifica delle modalità di denuncia all’INPS dei lavoratori agricoli dipendenti, disponendo il passaggio – a decorrere dal 1° gennaio 2018 – dal sistema di dichiarazione trimestrale attualmente in essere (mod. DMAG) al sistema di denuncia mensile in vigore nella generalità degli altri settori produttivi (mod. UNIEMENS).

La legge di bilancio per il 2018  ha prorogato di un anno (dal 1° gennaio 2018 al 1° gennaio 2019) il passaggio al nuovo sistema di denuncia mensile.

Il comma 1154 dell'art. 1 della citata legge ha infatti espressamente posticipato al primo gennaio 2019 l'entrata in vigore dell'obbligo, per i datori di lavoro agricoli che occupano operai, di adoperare il sistema di denunce mensili in vigore nella generalità degli altri settori (UNIEMENS).

Nel 2018 continuerà dunque ad essere pienamente operativo il tradizionale sistema di denuncia trimestrale dei lavoratori agricoli all’INPS attraverso il modello DMAG.

Si tratta di una proroga fortemente voluta da Confagricoltura finalizzata ad evitare che il passaggio al nuovo sistema di denuncia degli operai agricoli all'INPS possa determinare problemi operativi ed applicativi sia per i datori di lavoro e sia per le nostre strutture territoriali nella loro funzione di intermediari.

Le specifiche tecniche e le prime indicazioni operative erano infatti pervenute dall'Istituto previdenziale solo alla fine del 2017, sebbene la relativa previsione di legge risalga al 2016. Non c'erano dunque i tempi tecnici per un vero test del nuovo strumento di dichiarazione contributiva che rappresenta un cambiamento epocale per il mondo del lavoro agricolo.

Vale la pena di ricordare che il nuovo sistema di dichiarazione contributiva mensile - che sarà in vigore dal 2019 (salvo ulteriori novità legislative che dovessero intervenire in futuro) - sarà "adattato" al settore agricolo, attraverso il mantenimento della tariffazione dei contributi da parte dell'INPS (a differenza che negli altri settori, in cui i datori di lavoro auto-liquidano il quantum da corrispondere) e delle attuali scadenze di pagamento trimestrali differite di circa 6 mesi (negli altri settori invece si paga nel mese successivo a quello di riferimento).

Infine si segnala che il medesimo comma 1154 dell'art. 1 della legge ha espressamente prorogato al 2019 anche l'entrata in vigore del libro unico del lavoro (LUL) in modalità telematica quale documento unico per gli adempimenti in materia previdenziale e contributiva (ex art.  15,  c.  1,  del  d.lgs. n. 151/2015). Si ricorda, a tal proposito, che il passaggio al sistema UNIEMENS per il settore agricolo era stato previsto dalla citata legge n. 199/2016, proprio nelle more dell'attuazione del predetto LUL telematico.

 

corresponsione della retribuzione. Divieto di pagamento in contanti (art. 1, c. 910-914)

 

A decorrere dal 1° luglio 2018, i datori di lavoro privati (compresi dunque i datori di lavoro agricolo) devono obbligatoriamente corrispondere le retribuzioni ai propri dipendenti in modo tracciabile, attraverso bonifico, assegno o altro strumento di pagamento elettronico.

La retribuzione, a partire da quella data, non potrà più essere corrisposta per mezzo di denaro contante direttamente al lavoratore.

Si tratta di una novità fortemente impattante, dal punto di vista operativo, sui datori di lavoro privati e segnatamente su quelli agricoli, ove l’utilizzo del contante per il pagamento delle retribuzioni è ancora abbastanza diffuso, anche in ragione delle caratteristiche del lavoro agricolo (stagionalità, discontinuità, etc.) e della composizione della platea dei lavoratori, ove l’incidenza degli stranieri è piuttosto elevata.

La norma in questione – che faceva parte di un disegno di legge ad hoc da tempo all’esame del Parlamento – ha subito un’improvvisa accelerazione nelle ultime battute della discussione della legge di bilancio, con la letterale trasfusione dei contenuti del disegno di legge sulla tracciabilità delle retribuzioni nella legge di bilancio per il 2018, per espressa volontà della Commissione lavoro della Camera e con l’appoggio del Governo.

L'’obbligo non entra immediatamente in vigore, ma sarà efficace solo dal 1° luglio 2018. Potrebbe dunque esserci il tempo per apportare alcuni correttivi alla previsione in questione che tengano conto delle specificità del nostro settore produttivo e del lavoro in agricoltura.

Nel merito il comma 910 dell'art. 1 prevede che - a far data dal 1° luglio 2018 - i datori di lavoro corrispondano la retribuzione per il tramite di un intermediario (banca o un ufficio postale) con uno dei seguenti mezzi: bonifico bancario, strumento di pagamento elettronico (assegni elettronici, carte prepagate), assegno.

Il pagamento in contanti potrà avvenire solo con mandato di pagamento presso lo sportello  bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di  tesoreria.

La violazione dell'obbligo di cui al comma 910 comporta l'applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria di importo compreso tra 1.000 e 5.000 euro.

Vale la pena di sottolineare alcuni elementi della normativa in commento:

·       sono espressamente obbligati sia i "datori di lavoro" subordinato che i "committenti" di collaborazioni coordinate e continuative;

·       viene espressamente ricompreso nell'obbligo "ogni rapporto di lavoro subordinato di cui all'articolo 2094 del codice civile, indipendentemente dalle modalità di svolgimento della prestazione e dalla durata del rapporto, nonché ogni rapporto  di lavoro originato da contratti di collaborazione   coordinata   e continuativa e dai contratti di lavoro instaurati in qualsiasi  forma dalle cooperative con i propri soci ai sensi  della  legge  3  aprile 2001, n. 142;

·       l'obbligo non si applica, per espressa previsione di legge, ai rapporti di lavoro instaurati con le pubbliche amministrazioni e ai rapporti di lavoro domestico.

Da tali elementi testuali - oltre che dai lavori parlamentari che hanno portato all'approvazione della norma in commento - si evince che essa ha una portata molto ampia, dato che ricomprende nell'obbligo di tracciabilità qualsiasi forma di retribuzione di una prestazione lavorativa (subordinata o parasubordinata), che derivi da qualsiasi tipologia contrattuale (indipendentemente dalla durata e dalle modalità di svolgimento).

In altre parole l'obbligo di corrispondere la retribuzione attraverso sistemi tracciabili riguarda tutti i rapporti di lavoro del settore privato, compresi quelli instaurati nel settore agricolo relativamente a tutte le categorie di lavoratori (dirigenti, quadri, impiegati, operai, collaboratori coordinati e continuativi, etc.) e con ogni forma contrattuale (a tempo indeterminato e determinato, part time, apprendistato, etc.). Il pagamento tramite strumenti bancari/postali dovrà riguardare dunque anche le retribuzioni corrisposte agli operai agricoli a tempo determinato

Da ultimo, nel ribadire che la norma entrerà in vigore dal 1° luglio 2018, si precisa che il comma 914 prevede una serie di azioni informative idonee a promuovere la conoscenza e la corretta attuazione delle nuove disposizioni, sulla base di una convenzione tra Governo, associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori  di  lavoro maggiormente rappresentative a  livello nazionale, ABI e Poste italiane da stipularsi nei prossimi 3 mesi.

 

esonero contributivo per nuovi coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali (art. 1, c. 117 e 118)

 

La legge riconferma per l'anno 2018 la speciale misura di esonero per nuovi coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali che era stata introdotta dalla legge di Bilancio per il 2017.

Ed infatti i commi 117 e 118 dell'art. 1 riconoscono ai coltivatori diretti e agli IAP di età inferiore ai 40 anni che si iscrivono all’apposita gestione INPS nel 2018lo sgravio dei contributi pensionistici al 100 per cento per i primi 3 anni, al 66 per cento per il quarto anno e al 50 per cento per il quinto.

L'esonero riguarda solo i contributi per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti (IVS), ossia quelli che vanno a finanziare i trattamenti pensionistici del coltivatore diretto o dello IAP. Devono dunque essere corrisposti gli altri contributi dovuti dagli interessati, quali quelli relativi alla maternità e quelli antinfortunistici (questi ultimi limitatamente ai coltivatori diretti perché gli IAP non sono soggetti all’assicurazione INAIL).

L'esonero dei contributi pensionistici, sia quello totale per i primi 36 mesi, e sia quello parziale per i successivi 24, non incide sulla misura del trattamento pensionistico che comunque continua ad essere calcolato sull'ordinaria aliquota di computo.

Lo sgravio dai contributi IVS per i giovani agricoltori non é cumulabile, per espressa previsione di legge, "con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento". Si ricorda in proposito che a partire da quest'anno (2018), l'aliquota per il finanziamento delle prestazioni pensionistiche é pari al 24% per tutte le categorie di lavoratori agricoli autonomi (CD e IAP), senza differenze di età o collocazione geografica. Non ci sono dunque, al momento, altre tipologie di riduzioni contributive per i lavoratori agricoli autonomi (fino al 2017, come si ricorderà, erano invece in vigore delle riduzioni per i soggetti di età inferiore ai 21 anni ovvero operanti in zone montane e svantaggiate), oltre a quella in commento.

L'agevolazione é soggetta ai vigenti limiti europei in materia di aiuti di stato, il cd. regime "de minimis", che per il settore agricolo, come noto, é pari a 15.000 euro in tre esercizi finanziari.

Vale comunque la pena ricordare in questa sede gli ultimi chiarimenti forniti da INPS in merito al requisito della "nuova iscrizione" con specifico riferimento a soggetti under 40 già iscritti alla previdenza agricola in qualità di coadiuvanti familiari di un nucleo coltivatore diretto (e non come titolari); chiarimenti che, come si ricorderà, hanno ampliato in modo sostanziale l'ambito di applicazione del beneficio.

Ed infatti con la circolare n. 164 del 3 novembre 2017 la Direzione Generale dell'INPS ha chiarito che:

·       per l'ammissione al beneficio rileva soltanto che il giovane agricoltore non sia mai stato iscritto alla previdenza agricola in qualità di capo del nucleo familiare coltivatore diretto per cui chiede l'iscrizione. E così un nuovo coltivatore diretto under 40 può essere ammesso al beneficio contributivo anche se ha fatto parte di un preesistente nucleo in qualità di coadiuvante familiare, a prescindere dalla circostanza che i componenti (del vecchio e del nuovo nucleo) siano gli stessi;

·       per l’accesso al beneficio è inoltre necessario che la nuova iscrizione del giovane agricoltore si accompagni alla realizzazione di una "nuova forma imprenditoriale agricola". Al riguardo è sufficiente un cambiamento che ricada sulla coltivazione dei fondi, sulla silvicoltura, sull’allevamento degli animali e attività connesse, e non necessariamente sui fondi condotti. Può dunque bastare, per realizzare la condizione predetta, una semplice “innovazione nell’oggetto dell’impresa, concretizzabile anche attraverso lo sviluppo o il mutamento dell’attività preesistente". Insomma non è necessario creare da zero una nuova impresa esercitando l’attività su fondi diversi, ma basta apportare alcune modifiche oggettive all’attività imprenditoriale preesistente.

·       da ultimo si precisa che, trattandosi di fattispecie identica a quella del 2017, anche le procedure operative per la presentazione dell'istanza di accesso al beneficio dovrebbero essere le stesse già in uso nel precedente anno (moduli disponibili all'interno del Cassetto previdenziale per gli autonomi agricoli da inviare con modalità telematiche). Bisognerà comunque attendere in proposito la conferma ufficiale dell'INPS.

 

esonero contributivo triennale per l’assunzione a tempo indeterminato di giovani (art. 1, c. 100-115)

La legge di bilancio 2018 introduce una nuova forma di agevolazione contributiva in favore di tutti i datori di lavoro del settore privato - compresi dunque i datori di lavoro agricolo  – che assumano nel 2018, con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, giovani con meno di 35 anni di età che non siano stati precedentemente occupati a tempo indeterminato col medesimo o con altro datore di lavoro.

La riduzione contributiva é pari al 50% degli oneri a carico del datore di lavoro, ad esclusione di quelli antinfortunistici (INAIL), ed ha una durata di 36 mesi, entro il limite massimo di 3.000 euro annui.

L'incentivo spetta anche per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate successivamente al 2018, ma in tal caso deve riguardare giovani con meno di 30 anni di età (anziché 35).

Oltre al requisito anagrafico, occorre soltanto che, come detto, il lavoratore non sia stato già occupato a tempo indeterminato con il medesimo o con altro datore di lavoro. Per la verifica del pregresso rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ai fini dell’agevolazione contributiva, non rilevano eventuali periodi di apprendistato svolti presso un altro datore di lavoro e che non sono stati confermati al termine del periodo formativo.

L'esonero si applica anche nei casi di trasformazione a tempo indeterminato di contratti a termine (in tal caso il requisito anagrafico previsto dalla norma deve essere posseduto al momento della conversione del rapporto) e nei casi di prosecuzione di un contratto di apprendistato in rapporto a tempo indeterminato (in quest'ultimo caso l'agevolazione spetta per 12 mesi, a decorrere dal primo mese successivo a quello di scadenza del beneficio contributivo per l'apprendistato, a condizione  che il lavoratore non abbia compiuto il trentesimo anno di età alla data della prosecuzione).

L’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro è totale (100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro) - fermo restando il limite massimo di importo pari a 3.000 euro su base annua e il previsto requisito anagrafico - per i datori di lavoro privati che assumono, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, entro 6 mesi dall'acquisizione del titolo di studio, le seguenti tipologie di soggetti: studenti che abbiano svolto, presso il medesimo datore di lavoro, attività di alternanza scuola-lavoro; studenti che abbiano svolto, presso il medesimo datore di lavoro, periodi di apprendistato per la qualifica c.d. di 1° livello (articolo 43 del d.lgs. n. 81/2015) o periodi di apprendistato in alta formazione c.d. di 3° livello (articolo 45 del d.lgs. n. 81/2015).

L'agevolazione soggiace al rispetto dei principi generali in materia di incentivi, stabiliti, e non é cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente, limitatamente al periodo di applicazione degli stessi. 

Per l’accesso allo sgravio occorre che il datore di lavoro non abbia effettuato nei 6 mesi precedenti nella stessa unità produttiva licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo o licenziamenti collettivi (ex lege n. 223/1991).

In caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo del lavoratore assunto con lo sgravio o di altro lavoratore operante nella stessa unità produttiva e con la medesima qualifica, effettuato nei sei mesi successivi, il datore di lavoro decade dal diritto all'agevolazione, con conseguente obbligazione al versamento dei contributi non pagati.

Se il rapporto di lavoro agevolato dovesse cessare, il lavoratore può avvalersi del beneficio in caso di una nuova assunzione a tempo indeterminato da parte di altri datori di lavoro privati, per il periodo residuo utile alla piena fruizione, indipendentemente dall’età anagrafica del lavoratore alla data delle nuove assunzioni. In pratica viene riconosciuta una sorta di portabilità dell’agevolazione contributiva in capo al lavoratore per i mesi mancanti al compimento del triennio.

Per la concreta fruizione del beneficio occorrerà in ogni caso aspettare i chiarimenti e le istruzioni operative delle pubbliche amministrazioni competenti.

 

deduzione IRAP per lavoratori stagionali (art. 1, c. 116)

 

Con il comma 116 dell'art.1 della legge in commento viene reso integralmente deducibile dall'IRAP, per il solo anno 2018, il costo dei lavoratori stagionali, che prima era deducibile solo nei limiti del 70 per cento.

Si ricorda in proposito che già l’art. 1, comma 73 della Legge di stabilità 2016 (legge n. 208/2015) aveva previsto che “all'articolo 11, comma 4­ octies, del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «La deduzione di cui al periodo precedente è ammessa altresì, nei limiti del 70 per cento della differenza ivi prevista, calcolata per ogni lavoratore stagionale impiegato per almeno centoventi giorni per due periodi d'imposta, a decorrere dal secondo contratto stipulato con lo stesso datore di lavoro nell'arco temporale di due anni a partire dalla data di cessazione del precedente contratto".

Con la norma in commento, l'ordinaria deducibilità del 70 per cento viene innalzata al 100% per il solo 2018. Il beneficio avrà comunque un impatto limitato sul costo del lavoro del settore primario, considerato che dal periodo d’imposta 2016 é stata esentata dall’imposizione sulle attività produttive (IRAP) una parte consistente delle imprese agricole.

 

molestie sessuali (art. 1, c. 218)

 

Il comma 218 dell'art. 1 della legge in commento apporta modifiche al Codice per le pari opportunità tra uomo e donna(d.lgs. n. 198/2006) e segnatamente alla disciplina delle tutele riconosciute in caso di molestie sessuali. 

La prima novità é la previsione di un obbligo generalizzato nei confronti dei datori di lavoro ad "assicurare condizioni  di  lavoro tali da garantire l'integrità fisica e morale e la dignità dei lavoratori, anche concordando con le organizzazioni sindacali dei lavoratori le iniziative, di natura informativa e formativa, più opportune al fine di prevenire il fenomeno delle molestie  sessuali nei luoghi  di lavoro. Le imprese, i sindacati, i datori di lavoro e i lavoratori e le lavoratrici si impegnano ad assicurare il mantenimento nei luoghi di lavoro di un ambiente di lavoro in cui sia rispettata la dignità di ognuno e siano favorite le relazioni interpersonali, basate su principi di eguaglianza e di reciproca correttezza" (nuovo c.3-ter dell'art. 26 del Codice per le pari opportunità).

Si tratta di una norma che, per espressa previsione di legge, introduce uno specifico onere in tema di prevenzione delle molestie sessuali nell'ambito nel più generale obbligo dell'imprenditore ad adottare tutte le misure necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro, di cui all'articolo 2087 del codice  civile.

Viene inoltre previsto che la lavoratrice o il lavoratore che agisce in giudizio per la dichiarazione delle discriminazioni per molestia o molestia sessuale poste in essere nell'ambito lavorativo non possa "essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito o sottoposto ad altra misura organizzativa avente effetti  negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di  lavoro, determinati dalla denuncia stessa".

Di conseguenza, sono nulli il licenziamento ritorsivo o discriminatorio, il mutamento di mansioni, nonché qualsiasi altra misura ritorsiva o discriminatoria adottata nei confronti deldenunciante.

Le tutele non sono garantite nei casi in cui sia accertata, anche con sentenza  di primo grado, la responsabilità penale del denunciante per i reati di calunnia o diffamazione ovvero l'infondatezza della denuncia.

In ultimo si sottolinea che nella legge di bilancio per l'anno 2018 sono presenti anche numerose altre disposizioni in materia previdenziale che riguardano soprattutto il versante delle prestazioni (pagamento prestazioni INPS, APE, RITA, FIS, Fondo residuale INPS per la previdenza complementare, assegno di ricollocamento, verifica dello stato di disoccupazione, finanziamento degli Istituti di Patronato, modifica del meccanismo dell’adeguamento all’incremento della speranza di vita per l’accesso al pensionamento ed esclusione dall’adeguamento di specifiche categorie di lavoratori tra cui gli operai dell’agricoltura, della zootecnia e della pesca).