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AREA LAVORO E PREVIDENZA: obblighi concernenti la disabilità per imprese sopra i 15 dipendenti
11.02.2018

AREA LAVORO E PREVIDENZA: obblighi concernenti la disabilità per imprese sopra i 15 dipendenti

Dopo il rinvio disposto dal Milleproroghe dello scorso anno, dal 1° gennaio del 2018 sono pienamente operative le nuove norme in materia di collocamento obbligatorio dei disabili ed in particolare l'obbligo per i datori di lavoro che occupano da 15 a 35 dipendenti (comprese le imprese agricole e le organizzazioni di tendenza) di assumere lavoratori disabili al superamento della predetta soglia occupazionale, a prescindere dall'intenzione di procedere con nuove assunzioni.

Sul piano operativo i datori di lavoro privati appartenenti alla fascia 15-35 dipendenti sono tenuti a presentare agli uffici competenti la richiesta di assunzione entro 60 giorni decorrenti dal 1° gennaio 2018 (data di entrata in vigore della nuova disciplina), e dunque entro il 2 marzo 2018.

Come noto il Jobs Act (d.lgs. n.151/2015) ha reso più stringenti alcuni obblighi in materia di collocamento obbligatorio dei disabili (legge n.68/1999), eliminando alcune disposizioni transitorie per i datori di lavoro che occupano da 15 a 35 dipendenti.

Tali previsioni sarebbero dovute entrare in vigore il 1° gennaio 2017, ma sono state differite al 1° gennaio 2018 dal cd. decreto Milleproghe dello scorso anno (art. 3, c. 3-ter, legge n.19/2017).

Torniamo oggi sull'argomento in oggetto per ricordare che da quest'anno (1° gennaio 2018) entrano in vigore e sono pienamente operative le nuove norme in materia di collocamento obbligatorio dei disabili ed in particolare l'obbligo per i datori di lavoro che occupano da 15 a 35 dipendenti (comprese le imprese agricole e le organizzazioni di tendenza) di assumere lavoratori disabili al superamento della predetta soglia occupazionale, a prescindere dall'intenzione di procedere con nuove assunzioni.

E' stato infatti eliminato il previgente regime di gradualità delle assunzioni per i datori di lavoro che occupano da 15 a 35 dipendenti, prevedendo che dal 1° gennaio 2018 l’obbligo di assumere un disabile scatti in modo automatico, senza cioè dover attendere la nuova assunzione (come invece stabiliva la norma previgente).

Dal 1° gennaio 2018, in altre parole, i datori di lavoro privati che occupano da 15 a 35 dipendenti saranno obbligati ad avere alle loro dipendenze un lavoratore disabile contestualmente al raggiungimento del limite di 15 lavoratori.

Si ricorda che la questione è stata oggetto di specifico approfondimento in occasione dell’incontro di aggiornamento dei responsabili sindacali/paghe delle nostre strutture territoriali, che si è tenuto presso la sede di Confagricoltura il 20 e 21 aprile 2017, con la partecipazione di dirigenti dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro e dell’INPS.

Poiché l’obbligo di assunzione scatta solo quando il datore di lavoro interessato raggiunga determinate soglie occupazionali, è di fondamentale importanza ricordare i criteri di computo dei dipendenti per le finalità di cui alla legge n. 68/1999 (collocamento disabili).

Al riguardo occorre tenere presente che non devono essere computati: i dirigenti, gli apprendisti, i disabili già inseriti nell'organico aziendale, i soci di cooperative di produzione e lavoro, i lavoratori assunti con contratto di inserimento, i lavoratori con contratto di somministrazione presso l’utilizzatore, i lavoratori che svolgono l’attività all’estero, i soggetti impegnati in lavori socialmente utili, i lavoratori a domicilio, i lavoratori occupati con contratto a termine di durata inferiore a 6 mesi.

I lavoratori part ­time devono essere computati in proporzione all'orario di lavoro, mentre i dipendenti a tempo determinato "stagionali" devono essere computati sulla base del numero di giornate di lavoro effettivamente svolte (d.p.r. n.333/2000).

Ne consegue che nell’ambito delle attività stagionali, come ad es. quelle agricole, per calcolare la durata di un rapporto a termine (inferiore o superiore ai 6 mesi), non occorre fare riferimento all’arco temporale complessivo del rapporto, bensì alle giornate di lavoro effettivamente prestate nell’arco dell’anno solare (d.p.r. n. 333/2000 e circ. Min. Lav. n. 4/2000).

Né la circolare ministeriale, né il regolamento attuativo si spingono  però a quantificare con esattezza quale sia il numero delle giornate effettivamente lavorate corrispondenti alla durata di 6 mesi.

Secondo le regole generali comunemente adottate nella prassi –  poiché il numero di giornate lavorative mensili è individuato, convenzionalmente, in 26 –  il numero delle giornate corrispondenti ad un rapporto di lavoro di durata semestrale è individuato in 156 (26 gg x 6 mesi = 156 gg.).

Si tratta, come detto, di un parametro (quello delle 156 giornate nel semestre) comunemente e convenzionalmente adottato, di natura sicuramente prudenziale.

A nostro avviso, tuttavia, ci sarebbero elementi per sostenere che, in agricoltura, detto limite possa arrivare fino a 180 giornate di lavoro, sia in considerazione delle particolari norme contrattuali per gli operai agricoli, che individuano, convenzionalmente, in 180 giornate di lavoro l’anno il discrimen tra i rapporti a termine e quelli a tempo indeterminato e sia in relazione alla peculiare disciplina legislativa che regolamenta il lavoro e la previdenza in agricoltura.

Rispetto a quest’ultima possibilità si fa presente che abbiamo proposto uno specifico interpello al Ministero del lavoro che, ad oggi, non ha ancora fornito risposta. Sempre con riferimento al computo dei dipendenti, per le cosiddette organizzazioni di tendenza – partiti politici ed organizzazioni sindacali, tra cui rientrano anche le nostre strutture (Confederazione, Federazioni, Unioni) – sono previste regole particolari e più favorevoli.

Ed infatti per i partiti politici e le associazioni sindacali, nel computo dei lavoratori occupati - ai fini del calcolo della c.d. quota di riserva – non vanno ricompresi tutti i dipendenti in forza (salvo le esclusioni sopra ricordate), ma solo il personale tecnico-esecutivo e svolgente funzioni amministrative, ovvero quello chiamato a svolgere attività connotate dal carattere della strumentalità rispetto alle finalità dell’ente.

Per individuare il personale tecnico-esecutivo e svolgente funzioni amministrative, occorre fare riferimento – secondo la circolare del Ministero del lavoro n. 4/2000 – alle norme contrattuali e regolamentari applicate da tali organismi.

In sostanza il legislatore, per le organizzazioni sindacali e i partiti politici, ha inteso limitare l’ambito di efficacia delle assunzioni obbligatorie a quelle figure professionali che per l’area cui appartengono (tecnico-esecutiva) e per le mansioni che espletano (di carattere amministrativo), non rivestono ruoli e non svolgono funzioni ove è necessaria la volontaria adesione del lavoratore (obbligatoriamente assunto) agli scopi dell’organizzazione.

Sempre in merito alla disciplina del collocamento obbligatorio dei disabili si ricorda che:

l'avviamento al lavoro di un soggetto avente diritto al collocamento obbligatorio avviene tramite richiesta nominativa o tramite apposita convenzione con i centri per l'impiego (il datore di lavoro può anche richiedere la "preselezione" dei disabili iscritti);

la richiesta di assunzione deve essere presentata dal datore di lavoro obbligato al Centro per l’impiego competente entro 60 giorni dal sorgere dell’obbligo;

entro il 31 gennaio di ogni anno il datore di lavoro deve presentare al Ministero del Lavoro un prospetto informativo relativa alla situazione occupazionale rilevata al 31 dicembre dell’anno precedente, contenente i seguenti elementi: numero complessivo e dati dei lavoratori che rientrano nel computo; posti e mansioni disponibili per la quota riservata ai disabili. Sono tenuti all’invio del prospetto informativo i datori di lavoro pubblici e privati che occupano almeno 15 dipendenti costituenti base di computo. Il prospetto non va presentato ogni anno ma solo se nell'anno precedente e' variata la situazione occupazionale;

i datori che non adempiono agli obblighi sono soggetti a specifiche sanzioni:

per la mancata trasmissione del prospetto informativo: 635,11 euro, più la maggiorazione di 30,76 euro per ogni giorno di ritardo;

per la mancata copertura della quota di riserva: 153,20 euro al giorno per ogni lavoratore non occupato dal 61° giorno successivo alla data nella quale è scattato l’obbligo.

Conseguenze operative

Sul piano operativo i datori di lavoro devono verificare la propria consistenza occupazionale, secondo i criteri sopra ricordati (con particolare attenzione ai lavoratori stagionali per le imprese agricole e al personale tecnico-esecutivo svolgente funzioni amministrative per le associazioni sindacali), al fine di appurare se ricadono o meno nell’obbligo di assunzione.

I datori di lavoro che occupano 15 o più lavoratori – e che non abbiano già alle proprie dipendenze lavoratori riconosciuti come disabili ai sensi del collocamento mirato, anche successivamente alla loro assunzione – sono tenuti a presentare, entro il 31/01/2018, il prospetto informativo relativo alla situazione occupazionale in essere al 31/12/2017.

Si ricorda che la presentazione del prospetto non è necessaria se è già stato presentato negli anni precedenti e non sono intervenute modifiche.

La presentazione del prospetto, come ribadito dalla Nota ministeriale n. 970/2016, che si allega, vale anche come richiesta di avviamento.

Il datore di lavoro che ricade nell’obbligo è inoltre tenuto a presentare entro 60 giorni (e non più entro 12 mesi) dall’insorgenza dell’obbligo (dunque entro il 2 marzo 2018)  la richiesta di assunzione al Centro per l’impiego competente. La richiesta può essere nominativa o numerica.