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ISTITUZIONI: primi dati Istat sull'andamento dell'agricoltura nel 2017
09.01.2018

ISTITUZIONI: primi dati Istat sull'andamento dell'agricoltura nel 2017

In questi giorni sono stati pubblicati i dati 2017 relativi al comparto agricolo e “raccolti” dall’autorevole Istat,

L'annuario statistico italiano elaborato dall'Istat fotografa l'Italia da varie angolazioni, prendendo in esame popolazione, occupati, bilancia commerciale, settori produttivi, PIL e reddito.

Un capitolo è dedicato all'agricoltura.

I dati ci restituiscono una fotografia in chiaro/scuro dove si evidenzia immediatamente che l'export è aumentato e che gli occupati sono cresciuti.

Le “ombre” sono identificate dai dati che sottolineano come ci sia meno terreno da coltivare, meno aziende agricole e, come accade da anni, si è spopolata la montagna.
 

Meno aziende agricole

Partiamo allora dal numero di aziende agricole in attività. Nel 2013, ultimo dato reperito da Istat per le sue valutazioni, se ne contavano poco meno di 1,5 milioni. Rispetto al 2010 il calo è del 9,3%, confermando un trend di decrescita in atto da anni.

Il dato va però decodificato. Le aziende rimaste in attività hanno preso il posto di quelle scomparse, crescendo in dimensioni e in capacità produttiva, migliorando così la propria posizione sul mercato.

Insomma aziende più grandi, o tra loro accorpate in “rete”, prendono il posto di una microgalassia di aziende e, di per sé, appaiono più competitive sui mercati globali per le dimensioni maggiori

Sempre nei soli ultimi tre anni, tuttavia, le superfici investite a seminativi sono calate del 3%, le coltivazioni permanenti (categoria che comprende ad esempio frutteti e vigneti) sono scese del 5,1%, mentre prati permanenti e pascoli si sono ridotti del 2,8%.


Più occupati

Per fronteggiare questo progressivo ridursi delle risorse, le aziende agricole hanno imboccato la strada della managerialità e dell'efficienza. Una spinta verso una maggiore imprenditorialità agricola confermata da alcuni numeri sull'occupazione agricola.

Si riduce infatti la manodopera familiare (circa 196 milioni di giornate lavorative), che si assottiglia a fronte di un aumento della manodopera esterna.

Crescono al contempo le aziende specializzate, dalle quali esce la gran parte della produzione agricola (83,8%), che di conseguenza realizzano anche la maggior quota di valore aggiunto (84,1%).

Bassissimo, e non potrebbe essere diversamente, il numero delle aziende che producono solo per autoconsumo, appena il 2,5% del totale (1,5 milioni).
 

Meno fertilizzanti e più fitosanitari

Drastico il calo nella distribuzione di fertilizzanti che nel 2015, stando alle rilevazioni di Istat, si è fermato a circa 4 milioni di quintali, 1,8 milioni in meno rispetto all'anno precedente.

In crescita al contrario l'impiego di fitosanitari, che nel 2015 ha raggiunto quota 1,36 milioni di quintali, con un aumento del 4,7% rispetto al 2014. Fra i prodotti di maggiore impiego figurano i fungicidi (700mila quintali), seguiti da insetticidi e acaricidi (230mila quintali).
 

Stop al consumo delle terre

In conclusione il report Istat sull'agricoltura evidenzia due fenomeni solo apparentemente contrapposti, il calo dei terreni a disposizione e la flessione delle aziende in attività da una parte, e dall'altra parte un aumento produzioni.

Gli imprenditori, alle prese con il problema delle minori risorse disponibili e della accresciuta concorrenzialità dei mercati internazionali, hanno saputo spingere sul management e sull'innovazione per restare al passo con i mutamenti sullo scenario mondiale.

Queste prime analisi dei dati Istat 2017 ci dicono in maniera chiara che solo aziende più strutturate, “grandi” e managerialmente evolute stanno, e sapranno stare, sui mercati attuali e futuri.