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AMBIENTE: danni da fauna selvatica. Secondo Confagricoltura Liguria si deve arrivare alla rotazione delle squadre laddove le stesse non siano efficaci ed efficienti
23.07.2018

AMBIENTE: danni da fauna selvatica. Secondo Confagricoltura Liguria si deve arrivare alla rotazione delle squadre laddove le stesse non siano efficaci ed efficienti

DANNI DA FAUNA SELVATICA ALL’AGRICOLTURA LIGURE

CONFAGRICOLTURA LIGURIA: “PURTROPPO GLI STRUMENTI MESSI IN CAMPO AD OGGI SI SONO DIMOSTRATI INADEGUATI”

“PRIMARIA LA ROTAZIONE DELLE SQUADRE CHE RISULTINO INEFFICACI A CONTENERE IL NUMERO DEI CINGHIALI NEGLI AMBITI LORO ASSEGNATI”

 

“L’emergenza danni causati dalla fauna selvatica ha raggiunto – secondo il presidente ligure di Confagricoltura, Luca De Michelis – livelli impressionanti, tanto da richiedere di affrontare il tutto, secondo noi, con un tavolo permanente di crisi che raccolga tutti gli attori”. 

La Regione Liguria, nei giorni scorsi, attraverso la convocazione di un “Tavolo Verde” sul tema, ha ascoltato le Organizzazioni agricole e ribadito che ha varato, nel 2016, la normativa sulla difesa del fondo, che consente già agli agricoltori professionisti, titolari di azienda agricola e possessori di porto d'armi da caccia, la possibilità di abbattere gli ungulati nei loro appezzamenti, dopo averne dato comunicazione e dopo la verifica del corpo di vigilanza regionale.

“Su questo disposto di legge – sottolinea Confagricoltura Liguria – abbiamo precisato come lo stesso, ancorchè intelligente, ed in tal senso recentemente deliberato anche in Lombardia, vada migliorato in molti aspetti, tra cui quelli burocratici che, ad esempio, impongono la comunicazione al corpo di vigilanza con 24 ore di anticipo sull’azione dell’agricoltore – cacciatore”.

“A migliorare questo aspetto – prosegue il presidente ligure di Confagricoltura – basterebbe, come previsto in Lombardia, che la comunicazione alle autorità da parte dell’agricoltore fosse fatta con strumenti più ‘idonei’ e ‘veloci’ quali gli sms. Non si può pensare che la burocrazia gestionale di questa intelligente possibilità rischi di vanificarne gli effetti. Se per intervenire – prosegue De Michelis – devo attendere 24 ore, in quel lasso di tempo il mio terreno, orto o vigneto è bello che andato!”

Secondo Confagricoltura Liguria può servire – inoltre  a ben poco - l’altra ”novità” prevista con l’imminente presentazione in consiglio Regionale di una proposta di legge ovvero la “deroga” ai neo cacciatori di non pagare la tassa di concessione regionale per l'abilitazione venatoria, esclusivamente per il primo anno di esercizio della caccia, favorendo così l’ampliamento della “base” venatoria. Come se l’assioma più cacciatori meno ungulati fosse certezza assoluta.

Occorre qualcosa di maggiormente incisivo.

Ancora il presidente di Confagricoltura Liguria, Luca De Michelis.

Da tempo sosteniamo che il problema della presenza sempre più massiccia degli ungulati è dipeso dalla gestione dell’attività venatoria, non sempre in maniera performante, ovvero con grosse differenze di risultato tra ambito ed ambito”.

Dobbiamo – continua De Michelis – arrivare alla rotazione obbligatoria delle squadre laddove le stesse non si dimostrino efficaci ed efficienti nel contenimento degli ungulati nel proprio territorio. Non è possibile infatti, ed i dati parlano da soli, che ci siano territori dove squadre molto attive riescano ad ottenere risultati sensibili che si ripercuotono, gioco forza, sull’abbattimento dei danni all’agricoltura, ed altre realtà dove i capi proliferano a dismisura”.

Confagricoltura Liguria chiede quindi con forza questo strumento “coercitivo” che sicuramente impedirebbe a qualcuno di mantenere la sua “riserva di caccia”.

Va ricordato, infatti, e tutti lo sanno che, per anni, gli animali sono stati regolarmente foraggiati e nulla è stato fatto per contrastare quella che è prassi in pochi ma non pochissimi territori liguri.

Confagricoltura Liguria – in conclusione – sottolinea che “certamente le proposte di sterilizzazione dei capi portate avanti da qualcuno in questi giorni, vanno ascritte alla mera ‘provocazione e sensibilizzazione’ in quanto difficilmente applicabili e, quindi, foriere di risultati tangibili e di proporzioni idonee, nonché di rischio concreto di cattiva qualità o immangiabilità della carne dei capi abbattuti”.

In tal senso Confagricoltura Liguria ricorda che, piaccia o meno, siamo di fronte ad una vera e propria “filiera della carne di cinghiale” che andrebbe certamente normata e regolamentata, dalla macellazione in poi, anche per la garanzia dei tanti consumatori, e quindi anche da ciò il ragionamento di cui sopra.

“Occorre l’immediata – conclude Confagricoltura Liguria – creazione di un tavolo di crisi che veda, finalmente, tutti gli attori intorno: dalla Regione agli Ambiti, dagli agricoltori ai cacciatori”.